Il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

La quasi totalità dell'estensione del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena è un sito di interesse comunitario (SIC) secondo la Direttiva Habitat 92/43 CE ed è caratterizzato dalla presenza di oltre 700 entità vegetali,che rappresentano un terzo della flora sarda e con più di 50 specie endemiche che rappresentano il 25% di quella complessiva della Sardegna e numerose altre specie rare e di interesse fitogeografico, nonché numerosi habitat di importanza comunitaria.

Il paesaggio vegetale delle isole è fortemente condizionato dal fattore vento, insolazione aridità e povertà dei suoli, dal gradiente altitudine nonché dalla distanza dalla terraferma.
La Flora
Le principali formazioni vegetali sono quelle tipiche della fascia costiera mediterranea: è presente una macchia dominata da ginepro, corbezzolo, fillirea, lentisco, mirto, erica, calicotome, cisto ed euforbia; verso la costa la vegetazione degrada dalla macchia più bassa alla gariga dove, tra le fitocenosi più caratteristiche, occorre menzionare quelle alofile. Le superfici sabbiose e i luoghi più o meno salsi consentono la presenza di formazioni di alimieti, salicomieti e di vegetazione psammofila. Il paesaggio vegetale delle isole è fortemente condizionato dal fattore vento, dall'insolazione, dall'aridità e dalla povertà dei suoli, dall' altitudine e dalla distanza dalla terraferma. Nell'Arcipelago di La Maddalena la componente endemica esclusiva o rara ha dato origine ad associazioni vegetali uniche, rare o comunque, se più comuni, oltremodo ben rappresentate e in condizioni di massima evoluzione come nel caso delle basse formazioni ad Artemisia densiflora a Razzoli e i ginepreti a Juniperus phoenicea di Spargi, Caprera, Budelli, Santa Maria e la stessa La Maddalena; la cui estensione e il relativo dato di conservazione non trova riscontri nell'area mediterranea.

La Fauna Marina
Nelle immersioni all’interno dell’Arcipelago, disciplinate dall’Ente Parco, si possono incontrare invertebrati protetti da convenzioni e direttive internazionali; ricordiamo in particolare la Nacchera (Pinna nobilis) e la Patella ferruginea, molluschi di dimensioni relativamente cospicue, specie che rischiano di scomparire a causa della raccolta indiscriminata. Per quanto riguarda l'ittiofauna l'area è tra le più interessanti di tutto il Mediterraneo per la presenza di popolazioni stanziali di cernie brune (Epinephelus marginatus) e corvine (Sciaena umbra). La ricchezza delle specie pelagiche è spiegabile con il passaggio obbligato dalla strettoia Corsica-Sardegna. Anche i Mammiferi marini e i grandi pesci cartilaginei, vengono avvistati frequentemente nelle acque del Parco. Occasionalmente, le acque dell'Arcipelago ci regalano avvistamenti di grandi mammiferi del mare quali balenottere comuni (Balaenoptera physalus), capodogli (Physeter catodon) senza dimenticare i tursiopi (Tursiops truncatus), delfini costieri che si lasciano avvistare frequentemente all'interno dell'Arcipelago, e tartarughe marine (Caretta caretta) che riposano sulla superficie dell'acqua.

La Posidonia Oceanica
La Posidonia oceanica è una delle quattro fanerogame spontanee del Mar Mediterraneo, insieme alla Cymodocea nodosa, alla Zostera noltii e alla Zostera marina. Le fanerogame marine, quali colonizzatrici dei fondali marini incoerenti sabbiosi e melmosi, presentano nel Mar Mediterraneo il loro massimo sviluppo con il Posidonietum oceanicae (Br.-Bl. 1931, 1952). Questa associazione che rappresenta il "climax" dei fondi marini mediterranei (Molinièr Picard, 1952) è oggi protetta e considerata un elemento qualificante dello stato dell'ambiente (Direttiva 92/43 Unione Europea). La specie in oggetto esercita un ruolo multifunzionale nei sistemi costieri ed essendo sensibile al degrado ambientale è oggi oggetto di notevole interesse per la tendenza alla progressiva e diffusa regressione. Riconosciuta come l’endemismo più caratteristico del Mediterraneo, la Posidonia riveste dunque un ruolo fondamentale nell'ecologia della fascia costiera.

Gli studi eseguiti nell'area Parco hanno dimostrato il buono stato di conservazione di questa colonizzatrice dei fondali marini nell’Arcipelago. L'importanza che la Posidonia riveste nell'ecosistema è testimoniata da considerazioni di tipo fisico e biologico. La presenza e lo stato di conservazione sono parametri che danno informazioni sulla trasparenza dell'acqua, sulla composizione dei sedimenti e sul livello degli scambi idrici.

Il complesso apparato rizomatoso esercita un'azione di fissazione dei fondali e insieme a quello delle foglie contribuisce allo smorzamento idrodinamico del moto ondoso e delle correnti di fondo. Calcoli teorici ed esperimenti condotti in vasca su praterie artificiali hanno dimostrato che la capacità di dissipazione per attrito di queste superfici elastiche può essere stimata nell'ordine del 30/40 % per il moto ondoso e per il 60/70 % per le correnti (Blanc, 1974 ; Jeudy de Grissac, 1979). Si è calcolato che la distruzione di un metro di spessore di "matte" può comportare l'instaurarsi di un processo di erosione che, in zone con litorali sabbiosi, può determinare un arretramento della linea di costa di 20 metri. I relativi danni per l'economia delle zone interessate sono evidenti. La produttività di una prateria in buono stato di conservazione è testimoniata dalle 31 tonnellate di materiale secco per ettaro e dalla capacità di trasferire fino al 30% di questa energia agli ecosistemi limitrofi e profondi. Inoltre, per una prateria in buono stato di salute, è stata stimata la capacità di produzione di ossigeno pari a 14 litri al giorno per metro quadro (Ministero Ambiente, 1997). Questo ecosistema costituisce un ambiente indispensabile per la riproduzione e protezione di organismi che sono alla base di una catena alimentare dalla quale dipendono anche pesci e cefalopodi pregiati per l'economia umana. Pochi sono gli organismi che si cibano direttamente delle foglie di Posidonia come il riccio Paracentrotus lividus o il pesce “Sarpa” Salpa, a causa di alcuni composti chimici e all'elevato contenuto di cellulosa che rende le foglie poco appetibili (Mazzella, 1986). Moltissimi sono però quelli che si nutrono degli epifiti (batteri, micro e macroflora) delle foglie e dei rizomi. Inoltre i residui disgregati sono fonte di alimento per tutti gli organismi "detritivori". Queste semplici considerazioni mettono in evidenza la valenza ecologica di una specie, la cui salvaguardia interessa direttamente attività economiche legate al turismo e alla pesca.


Fonte: lamaddalenapark.it